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Che tutto quello che vuoi,se lo vuoi, accade davvero!!!!

Che quello che vuoi, se lo vuoi,
accade davvero!

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16/08/2006

ferro 3

LA CASA VUOTA


di Kim Ki-duk




Esco dalla mia casa.


Mentre sono fuori, qualcun altro entra nella mia casa vuota e ci vive.


Mangia cibo dal mio frigorifero, dorme nel mio letto, guarda la mia TV.


Forse perché si sente in colpa, aggiusta la mia sveglia rotta,



fa il bucato, mette tutto in ordine e poi scompare.


Come se nessuno fosse mai stato lì…

Un giorno entro in una casa vuota.



Sembra che non ci sia davvero nessuno, così mi spoglio, mi faccio un bagno, preparo da mangiare, faccio il bucato, aggiusto una bilancia e mi esercito a golf nel giardino di casa.



Nella casa c'è una donna scoraggiata, spaventata e ferita che non esce mai e piange.



Mostro a lei la mia solitudine. Ci capiamo senza dire una parola, scappiamo via senza dire una parola.



Mentre scegliamo in quale casa vivere, ci sentiamo sempre più liberi.



Nel momento in cui sembra che la nostra sete di libertà si sia placata, restiamo intrappolati all'interno di una casa buia.



L'uno resta in una casa fatta di nostalgia.



L'altro impara a diventare un fantasma per nascondersi nel mondo della nostalgia.



Ora che sono un fantasma non ho più voglia di cercare una casa vuota.



Ora sono libero di andare nella casa in cui vive la mia amata e darle un bacio felice.



Nessuno sa che sono lì.



Tranne la persona che mi aspetta…



Qualcuno arriva sempre per la persona che aspetta… Arriva di sicuro… dalla persona che aspetta…






 




 



 



 



 

postato da: vuoivedereche alle ore 12:19 | link | commenti (12)
categorie:
07/08/2006

Culmini

Vi sono esperienze alle quali non si può sopravvivere. Al termine delle quali si sente che più nulla potrebbe avere senso. Dopo aver raggiunto i limiti della vita, dopo aver vissuto con esasperazione tutto ciò che offrono questi pericolosi confini, i gesti quotidiani e le aspirazioni normali perdono ogni fascino, ogni seduzione. Se tuttavia si continua a vivere è solo grazie alla scrittura, che ci sgrava, oggettivandola, di questa tensione infinita. La creazione è una temporanea salvezza dagli artigli della morte. Mi sento sul punto di esplodere di tutto ciò che offrono la vita e la prospettiva della morte. Mi sento morire di solitudine, d’amore, di disperazione, di odio e di tutto quanto il mondo può darmi. Come se ogni cosa che vivo mi dilatasse al pari di un pallone pronto a scoppiare. In queste condizioni esasperati si compie una conversione al niente. Ci si espande interiormente fino alla follia, di là da tutte le frontiere, ai margini della luce, là dove questa è strappata alla notte, e da tale accesso di pienezza, come in un turbine selvaggio, si è scaraventati dritti nel niente. La vita crea la pienezza e il vuoto, l’esuberanza e la depressione; che cosa siamo davanti alla vertigine interiore che ci consuma fino all’assurdo? Sento la vita scricchiolare in me per l’eccesso di intensità, ma anche di squilibrio. È come un’ esplosione incontrollabile, che può far saltare irrimediabilmente in aria anche te. All’estremo della vita senti che essa ti sfugge, che la soggettività è un’ illusione, e che in te si agitano forze di cui non sei responsabile, sottoposte a un dinamismo estraneo a ogni ritmo definito. Ai confini della vita c’è qualcosa che non sia occasione di morte? Si muore di tutto ciò che è come di tutto ciò che non è. Ogni esperienza diventa quindi un salto nel nulla. Quando hai vissuto fino al parossismo, fino alla suprema tensione tutte le cose che ti ha offerto la vita, sei pervenuto a quello stato in cui non c’è più niente che si possa ancora vivere. Anche senza aver dato fondo a tutte le esperienze: basta aver esaurito le principali. E quando ci si sente morire di solitudine , di disperazione o d’amore, le altre emozioni non fanno che promulgare questo amaro corteggio. La sensazione di non poter più vivere dopo tali vertigini deriva anche da una consunzione puramente interiore. Le fiamme della vita bruciano in un crogiolo da cui il calore non può uscire. Gli individui che vivono su un piano esteriore sono salvi in partenza; ma che cosa hanno da salvare, se non conoscono un minimo di rischio? L’eccesso di interiorità e il parossismo degli stati d’animo conducono in una regione estremamente pericolosa, perché un esistenza troppo consapevole delle proprie radici non può che negare se stessa. La vita è troppo limitata, troppo frammentaria per resistere alle grandi tensioni. Tutti i mistici non ebbero forse, dopo le grandi estasi, il sentimento di non poter più vivere? Che cosa possono dunque ancora aspettarsi del mondo coloro che sentono al di là del normale la vita, la solitudine, la disperazione della morte? -Non Poter Più Vivere- Tratto Da “ Al Culmine Della Disperazione” E. M. Cioran


postato da: vuoivedereche alle ore 12:23 | link | commenti (4)
categorie:
05/08/2006

Viaggi e miraggi

 




Tutti pronti alla partenza, chi già è partito chi già è tornato.




Il popolo dei vacanzieri.




Umori neri che divengono grigi.




Partirò anche io per un viaggio in me stesso.




Voglia di solitudine e di (ri)programmare.





Voglia di illusione...

postato da: vuoivedereche alle ore 11:57 | link | commenti (3)
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