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Che tutto quello che vuoi,se lo vuoi, accade davvero!!!!

Che quello che vuoi, se lo vuoi,
accade davvero!

Chi sono

Utente: vuoivedereche
Chi sono? Sono un Poeta. Cosa faccio? Scrivo Come vivo? Vivo! rialzandomi ogni volta ed ogni volta più forte di prima.Mi piace accorgermi di essere VIVO! E Mi accorgo giorno dopo giorno che mi Amo e Amo

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Il racconto dell'isola sconosciuta Saramago
Il Sig.Sommer Suskind
Quando margherita si arrabbiò con Dio A.Jodorowsky

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Inquantiche

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20/09/2009

Quando ti fermi davanti ad un muro...che sei tu!

"Avrei voluto mettermi a piangere forte, ma non potevo. Non avevo più l’età per versare lacrime, avevo fatto troppe esperienze. Esiste anche questo al mondo, la tristezza di non poter piangere calde lacrime. E’ una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento".

Haruki Murakami










postato da: vuoivedereche alle ore 17:28 | link | commenti (1)
categorie: canti, cose che, parole sagge
09/10/2008

La stagione dell'Amore

Un sogno, sottofondo musicale, al risveglio un ricordo, voglia di risentire le emozioni " bambine"...







postato da: vuoivedereche alle ore 09:47 | link | commenti (1)
categorie: ricordi, considerazioni, canti, parole sagge
26/09/2008

A chi...

 


A chi parla senza rendersi conto di quello che dice...


frutto di parole usate come flautolenze...


A chi promette e non sa mantenere...


a chi parla, parla e solo parla.


Solo.


 


postato da: vuoivedereche alle ore 15:11 | link | commenti (3)
categorie: considerazioni, parole sagge
09/09/2008

"Inviti Superflui"

Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro ai vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran teatro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlan con voce umana, nè battesti mai alla porta del castello deserto, nè camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, nè ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata dalla piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei: "Ti ricordi?" ma tu non ricorderesti.

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poichè le anime si parleranno senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Nè puoi quindi amare quelle domeniche che dico, nè l'anima tua sa parlare alla mia in silenzio, nè riconosci all'ora giusta l'incantesimo delle città, nè le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrare la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient'altro.

Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l'acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dai prati e qui, distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello!" Niente altro diresti perchè noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora. Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un'altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello!" ma altre povere cose che a me non importano. Perchè purtroppo sei fatta cosi. E non saremmo neppure per un istante felici.

Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sè una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensi sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardar le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, nè dei presentimenti che passano, nè ti sentirai come me chiamata a sorte orgogliosa. Nè udresti quella specie di musica, nè capiresti perchè la gente ci guarda con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. È inutile.

Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo si almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d'estate o d'autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicino. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, nè guarderò le nubi, nè darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi o dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie cosi amiche dell'amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.

Ma tu - adesso che ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili da valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perchè ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso tra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.



DINO BUZZATI



postato da: vuoivedereche alle ore 22:27 | link | commenti (3)
categorie: canti, parole sagge
12/05/2008

Il paese dei "Matamoros"

Quanti ce ne sono attorno a noi, nei nostri uffici, nelle strade che percorriamo ogni giorno, al supermercato, i Matamoros sono i nostri vicini di casa, i vicini di posto auto, li troviamo spesso nel traffico delle nostre città, in fila attorno a noi.


Sono facilmente riconoscibili, hanno fare altezzoso, sono superbi, sono vigliacchi ma nascostamente, credono di essere chissà cosa ma non sono nulla.


State in guardia, imparate a conoscerli e solamente cosi li eviterete.


postato da: vuoivedereche alle ore 14:20 | link | commenti (4)
categorie: considerazioni, parole sagge
11/03/2008

Persepolis

" Ascolta il mio consiglio,nella vita conoscerai molti stronzi se ti feriscono pensa che è la stupidità che li spinge a farti del male, ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta perchè non c'è niente di peggio al mondo del rancore e della vendetta, resta sempre integra e corente con te stessa"

postato da: vuoivedereche alle ore 14:03 | link | commenti (10)
categorie: parole sagge